Categoria: TESTIMONIANZA

  • Storie di Speranza: Il Riabbraccio di un Padre e delle Sue Figlie

    Ci sono momenti che valgono più di qualunque parola. Attimi che riempiono il cuore e raccontano tutto con uno sguardo, una lacrima, un abbraccio. È proprio questo che è accaduto qualche giorno fa al Centro Betesda: un papà, dopo due mesi di percorso nella comunità, ha potuto riabbracciare le sue figlie e i suoi genitori.

    Non c’erano discorsi lunghi, non c’era bisogno di spiegazioni. C’era solo amore. Quello che guarisce, che consola, che rialza. L’uomo, visibilmente emozionato, si è stretto in un abbraccio carico di dolore passato e speranza presente con la madre, il padre e soprattutto le sue bambine, che gli sono corse incontro senza esitazione, con la gioia negli occhi e la fiducia nel cuore.

    Queste immagini parlano da sole: raccontano il miracolo della riconciliazione, della rinascita. Raccontano ciò che accade ogni giorno al Centro Betesda: non solo un percorso di recupero dalle dipendenze, ma un viaggio spirituale verso una nuova identità, una nuova vita, un nuovo futuro.

    La fatica, l’impegno quotidiano, le preghiere, il lavoro comunitario… tutto questo ha un senso, ha un valore immenso. Perché quando un padre ritrova i suoi figli, quando una madre può stringere il proprio figlio trasformato, quando una famiglia lacerata dalla sofferenza si ricompone, allora si comprende che la nostra fatica non è vana in Cristo.

    Questa è l’opera di Dio. Questa è la speranza che il Centro Betesda semina ogni giorno. E a Lui, che rende possibile ogni cambiamento, va tutta la gloria.

  • La Storia di Mattia – Quando la cultura del bere incontra la grazia di Dio

    Tempo di lettura

    1–2 minuti

    Mattia ha 27 anni e viene dalla Svizzera. La sua è una testimonianza profonda, che mostra come anche una vita apparentemente normale possa nascondere un dolore grande. Cresciuto in una famiglia di credenti, con due genitori ex tossicodipendenti convertiti, ha avuto un’infanzia serena. Ma durante l’adolescenza, qualcosa cambia.

    A 14 anni inizia con le canne, poi passa all’alcol. “A 16 anni già bevevo ogni giorno,” racconta. Il lavoro in cantiere, le pressioni, le umiliazioni, lo spingono a cercare conforto nell’alcol. “Era cultura da noi. Se bevi ma lavori, nessuno ti dice niente.” Ma la verità è che dentro Mattia si stava formando un vuoto.

    Con la maggiore età, smette di andare in chiesa e il declino accelera. Alcol e cocaina diventano un binomio quotidiano. “Il bere chiedeva la cocaina. Era tutto legato.” Guadagnava bene, ma bruciava ogni centesimo in droga e donne. Ha vissuto periodi di ‘ripulitura’, anche grazie a controlli sanitari, ma ogni volta tornava al punto di partenza.

    Il dolore diventa più forte quando perde il padre, anche lui con un passato di dipendenza. “Ho visto i suoi errori e non voglio ripeterli.” Decide di entrare al Centro Betesda. Non perché lo costringe qualcuno, ma perché dentro sente il bisogno di cambiare per davvero. “Il senso di colpa davanti a Dio mi distruggeva. Voglio metterLo davanti a me.”

    Oggi Mattia è un giovane pieno di domande, ma anche di determinazione. Lavora sodo, partecipa a tutte le attività del centro e non vuole tornare indietro. “Posso anche rifare l’imprenditore, ma senza Dio finisce sempre allo stesso modo. Per una volta voglio seguire Lui.”

  • La Storia di Paolo – Un ragazzo dei Quartieri Spagnoli e il coraggio di ricominciare

    Tempo di lettura

    2–3 minuti

    Paolo ha 32 anni e viene dai Quartieri Spagnoli di Napoli. La sua è una storia dura, piena di ferite, ma anche di una voglia autentica di riscatto. Una vita segnata dalla sofferenza, dal carcere, dalla droga, ma anche dalla speranza che non muore.

    Paolo nasce in una famiglia difficile. Suo padre ha passato più di trent’anni in carcere. Anche sua madre è stata detenuta. Quando era piccolo, venne affidato a una zia che però, racconta, beveva molto. Solo a otto anni torna con la madre. Una madre forte, che ha cresciuto cinque figli maschi da sola, tra mille difficoltà. “Per me lei era tutto,” dice con gli occhi lucidi. Ma la vita non gli ha mai fatto sconti.

    Da ragazzo, Paolo avrebbe voluto studiare. Era iscritto a economia aziendale, ma ha dovuto rinunciare agli esami per lavorare. Crescere in un ambiente dove la criminalità è presente ovunque, dove il cognome può segnarti più di una cicatrice, non è facile. “Sono sempre stato bollato,” racconta, “persino dalla polizia e da certi amici.”

    A 15 anni, durante una vacanza a Ibiza, inizia a usare cocaina. Da allora, la droga entra a far parte della sua vita. All’inizio solo nei fine settimana, ma poi, dopo i ventiquattro anni, tutto cambia. Viene travolto da un crollo emotivo: arrestano la sua famiglia, la madre è malata, i fratelli in carcere. Lui è l’unico libero e sente tutto il peso del mondo sulle spalle.

    Per un periodo gira il mondo: Stati Uniti, Canada, America Latina. Vive vendendo profumi falsi ai ricchi, truffando, guadagnando tanto, divertendosi, ma dentro sente un grande vuoto. “Mi sentivo efficiente,” dice, “ma sapevo che non era giusto.” Poi torna a Napoli, e lì precipita del tutto nella dipendenza.

    La cocaina e l’alcol diventano il suo rifugio e la sua condanna. Quando finalmente il padre torna a casa, dopo trent’anni di detenzione, Paolo è felice per la madre, che lo ha atteso senza mai cercare un altro uomo. Ma un anno dopo, lei muore. Un altro colpo durissimo.

    Con il padre non riesce a costruire un vero legame. Troppo diversi, troppo distanti. “Io sono un sognatore,” dice Paolo, “lui viene da un’altra epoca.” In mezzo a tutto questo, le sue emozioni si sgretolano. Perde anche il passaporto a causa di vecchie multe penali e la possibilità di partire per l’estero svanisce. “Mi sono fermato. Non riuscivo più ad andare avanti.”

    È in quel momento che Paolo decide di venire al Centro Betesda. “Mi trovo bene, forse dovevo proprio venire qui,” dice con una luce nuova negli occhi. È al centro da quindici giorni, ma qualcosa è già cambiato. Ha cominciato a credere che sia possibile voltare pagina. Che anche per lui ci possa essere un futuro diverso, pulito, libero.

    Paolo ha dentro una grande umanità, un cuore buono, pieno di desiderio di riscatto. Nonostante le sue ferite, ha ancora la forza di cercare la verità e la libertà. Il suo coraggio di raccontarsi e mettersi in gioco è un seme prezioso, che al Centro Betesda può finalmente trovare terreno fertile per germogliare.